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Mercato dell’Elio tra opacità strutturali e deficit. Tutti il settore in mano a 3 Nazioni

AFFARI / IN EVIDENZA / 26 novembre 2019

Nell’ambito energetico, non tutti i settori sono uguali ne’ trasparenti. L’esempio eclatante è nella clamorosa differenza tra il mercato del gas naturale e dell’elio.

Il valore strategico del mercato dell’elio

mercato dell'elioErroneamente si potrebbe pensare che in fondo il primo gas è vitale per la nostra quotidianità, mentre l’elio è noto solo per i palloncini delle feste dei bambini. Errore. Questo gas nobile infatti è una materia prima necessaria per la propulsione a reazione, per le risonanze magnetiche, per la costruzione dei superchip e dei razzi che propellono sonde e astronavi nello Spazio. Macchinari d’importanza vitale per la salute e la ricerca scientifica, che rendono quindi l’elio un gas fondamentale.

Se pensiamo a quanti soldi girano negli ambiti che abbiamo appena citato, e quale rilevanza strategica abbiano questi settori, ci si aspetterebbe che il mercato dell’elio sia caratterizzato da un elevatissimo livello di trasparenza.

Un mercato senza trasparenza

E invece è l’esatto opposto. Il mercato dell’elio è caratterizzato da una nebulosità impensabile. Non esistono fonti indipendenti che tengano aggiornati sui livelli di produzione, ma neppure sui consumi e sulle scorte private. Nulla di nulla, non si possono neppure calcolare supporti e resistenze dei livelli di output. Anche per quanto riguarda i prezzi si brancola nel buio, visto che non esistono futures né listini visibili al pubblico.

Per il mercato del gas naturale si può sapere tutto in tempo reale: produzione, scorte, previsioni sull’output, prezzo dei futures, ecc. Esistono dati certi riguardanti eventuali gap e lap produttivi, così come esiste un mercato dove si compra e si investe anche solo a fini speculativi. Per il mercato del’elio invece no.

Tutto il settore in mano a pochi attori

Il problema è che la produzione e distribuzione è estremamente concentrata nelle mani di pochi. Attualmente infatti, il 93% dell’elio commercializzato sulla Terra arriva da tre paesi: Stati Uniti (56%), Algeria (9%) e Qatar (28%). La distribuzione è tutta nelle mani di poche società e i contratti di vendita sono coperti dalla massima riservatezza. Come è facile intuire, in una situazione del genere basta un minimo problema in una di queste nazioni, che la produzione globale subisce un grave rallentamento. E non a caso, è la terza volta in un decennio che il mercato va in crisi.

Ecco perché molti auspicano che si avvicini una svolta, che potrebbe essere in Russia. Lì infatti è stato avviato il progetto Amur (Siberia), con cui Gazprom punta ad avviare la prima fase da 20 milioni di mc l’anno nel secondo trimestre del 2021. Grazie ad esso, il deficit di elio, oggi intorno al 10%, si attenuerà  forse il mercato comincerà ad essere anche un po’ più trasparente.


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