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Consumi, il divario Nord-Sud cresce ancora. Lombardia al top, Calabria in coda

AFFARI / IN EVIDENZA / 29 maggio 2019

I consumi disegnano un’Italia che rimane ancora spaccata in due. Da una parte c’è il Nord che marcia forte, dall’altra il Sud dove – sia pure con alcune eccezioni – si tira ancora la cinghia. E il divario quindi si amplifica sempre di più. Basta pensare che nel corso del 2018, le famiglie della Lombardia hanno speso in media circa 33600 euro, mentre quelle calabresi si sono fermati ad appena 19mila. Quasi la metà.

Il report di Confesercenti sui consumi

consumiIl dato è stato messo in luce da uno studio effettuato da Confesercenti, ovvero l’associazione di categoria che rappresenta le imprese italiane del commercio, del turismo e dei servizi, dell’artigianato e della piccola industria. La già citata Calabria è la regione dove si spende di meno per i consumi (circa 5.800 euro in meno della media nazionale). Il podio è completato da altre due regioni meridionali: la Sicilia (spesa media di 21.404 euro per nucleo familiare) e la Basilicata (22.317 euro). Sotto la media nazionale ci sono pure Campania (23.188 euro), Molise (23.250 euro), Puglia e Sardegna (entrambe a 23.524 euro) e Abruzzo (23.704).

Se si va dall’altra parte dello stivale, la musica cambia. Al Nord infatti i consumi registrano andamenti superiori alla media nazionale, con l’eccezione della Liguria. La Lombardia è leader con 33621 euro spesi in media dai nuclei familiari, poi ci sono Trentino Alto Adige (33614) ed Emilia-Romagna (32.590 euro di spesa annuale).

Divario Nord-Sud sempre più evidente

La classifica non mostra certo un quadro incoraggiante per il Sud, a maggior ragione se viene affiancata da quelle riguardanti i redditi medi, la distribuzione della ricchezza e della disoccupazione giovanile. Se è vero che i consumi dipendono da quanto le famiglie possono spendere, avere redditi più bassi e un livello di disoccupazione in certi casi drammatico, chiaramente finisce per deprimere i consumi. Il differenziale tra nord e sud non si attenua e anzi cresce. Non segue affatto un andamento a testa e spalle rovesciato (cioè oscilla ma poi inverte la rotta), ed anzi segue un trend ormai costante nel tempo. Le regioni ricche continuano a migliorare, quelle povere peggiorano.


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