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Come valutare la qualità di un sito

INTERNET / 12 luglio 2020

Da molti anni ormai il web è sempre più al centro delle nostre vite, e non ci sono dubbi che si sia ritagliato una fetta importante delle nostre giornate anche in conseguenza del lockdown da coronavirus che ha moltiplicato la frequenza delle connessioni ad internet attive. Cercare un sito web oggi, di fatto, dovrebbe essere visto come una vera e proprio opportunità da sfruttare: ecco perché le imprese, oggi, puntano i siti web come obiettivo primario – e come strumento per farsi conoscere.

Ma come si valuta la qualità di un sito web? Dal punto di vista delle aziende, in effetti, è un problema non da poco. Il dilemma di sempre, in effetti, è quello di ricorrere a risorse esternalizzate o low cost – ad esempio freelance che si offrono di realizzare il nostro sito, i quali riescono a farlo in maniera apparentemente impeccabile, salvo poi scoprire in seguito che le cose non stanno esattamente come pensavamo.

Abbiamo individuato 3 aspetti cardine sui quali ragionare, possibilmente durante la realizzazione del sito e non soltanto a saldo avvenuto.

Il sito è responsive?

Un primo aspetto che riguarda la qualità di un sito web, in effetti, è inerente il suo aspetto da mobile: ogni sito web dovrebbe essere responsive, cioè avere quella caratteristica che lo rende adattabile e dinamico sulle dimensioni di qualsiasi schermo. Se il sito si vede bene da desktop e non da mobile, insomma, potrebbe non essere un segnale molto positivo di qualità, senza contare che anche Google, ad oggi, valuta la responsività di un sito come vero e proprio fattore di posizionamento SEO.

Il sito è usabile?

Questo è un aspetto enormemente sottovalutato, a mio avviso: UX (User eXperience) e usabilità sono aspetti basilari, e non riguardano semplicemente (come pensano alcuni) il fatto che il sito possa funzionare anche sui dispositivi per disabili. La buona usabilità ed esperienza utente, infatti, passa anche per come sono stati concepiti i passaggi che portano all’acquisto: il cosiddetto funnel di conversione, di fatto, dovrebbe essere analizzato ed eventualmente migliorato da un esperto del settore. Perchè se i passaggi per usare il sito sono difficili da capire, se sono richiesti troppi click per arrivare ad esempio alla pagina di acquisto, se il carrello è difficile da usare o non funziona da mobile, il sito sarà pure esteticamente bellissimo, ma non servirà a molto. Con buona pace dei grafici, insomma, e di certe web agency e freelance che continuano a vendere semplicemente la grafica spacciandola per SEO, usability, UX, web marketing e chi più ne ha, ne metta.

Il sito è veloce?

Non c’è dubbio che, da questo punto di vista, si tenda quasi sempre ad addossare la colpa della lentezza del sito al servizio di hosting che sta usando: e per quanto uno possa scegliere i migliori hosting sul mercato, spesso il problema è molto più profondo di così. Secondo i parametri del PageSpeed Insights, infatti, la velocità di caricamento non è un parametro che dipende solo dall’uso del minify, della cache o del sito, ma è un fattore complesso determinato, ad esempio, dalla velocità di composizione dei pezzi della pagina, dall’ordine in cui i file vengono caricati all’interno della pagine e dall’uso, più o meno corretto, delle good practices per realizzare un sito.

Insomma: se vi fate realizzare il sito da un professionista vero, sarà veloce sempre – a prescindere dall’hosting, e a costo di eliminare orpelli grafici sacrificabili. Se non lo fate, invece, semplicemente sarà un sito lento e serializzato come molti altri – del resto, se l’avete pagato poco, probabilmente è anche comprensibile come aspetto.

Foto di 200 Degrees da Pixabay











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