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Aziende Zombie Chi Sono e Come Salvarsi | Article Marketing Italiano

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Aziende Zombie Chi Sono e Come Salvarsi

AFFARI / 31 maggio 2021

Se non le avessi conosciute personalmente non avrei mai potuto capire e parlarne seriamente.

Parlo delle imprese zombie, una categoria di piccole medie e grandi imprese che sono costretto a chiamare in questo modo irriverente, perché non saprei come rappresentarle altrimenti, consapevole che qualche lettore si farà una pessima opinione sulla mia sanità mentale.

Chi sono le imprese-zombie?


Sono a volte spa, srl a volte snc, che la crisi ha ridotto in una condizione di povertà finanziaria e spinto ad una situazione anomala i cui tratti, assolutamente simili nonostante la diversità dei loro titolari, vanno descritti per essere compresi.

L’impresa-zombie ha un fardello di debiti scaduti spesso superiore al fatturato, che la crisi ha ridotto al 30-50% dei livelli raggiunti 3 o 4 anni prima.

I debiti sono quasi sempre verso fornitori e banche, soprattutto banche e e il loro totale è di dimensioni tali che, anche ad un esame rapido e superficiale, non possono essere riassorbiti neppure in 10 anni di duro lavoro ai fatturati pre-crisi. Game-over direbbe qualcuno.

Ma loro non lo sanno o non ci stanno.

 L’arretrato del debito verso più istituti di credito ha innescato nelle banche tutto il repertorio delle tipiche azioni di recupero del credito: la revoca del fido, la messa in mora, decreti ingiuntivi, a volte ipoteche giudiziali anche sui beni personali, l’azienda che è soggetta ad azioni legali di questo tipo ha cessato di essere un “cliente”, per assumere la configurazione di “una pratica” dell’ufficio recupero crediti.

Queste imprese ed i loro debiti scaduti da tempo verso le banche sono le famose “sofferenze” di cui tanto si parla e che sono arrivate a quasi 100 miliardi di euro.
 Ecco già la prima osservazione: le sofferenze bancarie sono in parte aziende vive.
 La banca ha già stimato di avere scarse probabilità di recuperare il credito dopo avere fatto tentativi con le buone e con le lettere degli avvocati.

Le sofferenze sono scorie per le banche, al massimo si recupera qualcosa dalle scorie e questi recuperi in banchese sono le “riprese” sulle rettifiche fatte per svalutare il credito.

 Mentre la banca, il direttore della filiale ha cancellato dalla sua agenda giornaliera ogni ipotesi di vita commerciale per il cliente defunto, passando la pratica prima a un ufficio crediti e poi a un ufficio legale, l’impresa-zombie continua.

E’ sorprendente constatare la differente velocità con cui le banche attivano azioni legali per il recupero del credito a fronte della medesima situazione di insolvenza. Chi è già andato in tribunale a chiedere un decreto, chi è ancora alle letterine di messa in mora, chi non ha ancora fatto nulla. Ma ancora più straordinario constatare che l’insolvenza è vecchia di più di un anno e che è sicuramente seguita a una fase di pre-insolvenza ancora più prolungata.

L’agonia dell’impresa zombie può essere accelerata da istanze di fallimento proposte normalmente da fornitori esasperati anche su piccoli importi.
Se da una parte il quadro finanziario dei debiti verso banche e fornitori segnala la morte-finanziaria, dall’altra l’impresa come animale-economico è assolutamente viva.

Spesso incurante del rischio di essere dichiarata fallita,testarda nel continuare a produrre, cerca clienti e fattura, muove il PIL nazionale ogni giorno, si nutre di illusioni sulle possibilità di rimettere in sesto la baracca.
Ed è questo ciò che colpisce chi incrocia e visita piccole imprese in crisi. Tecnicamente morti per le banche, assolutamente vivi nel loro quotidiano.

Le imprese-zombie telefonano, viaggiano, prendono aerei per la Cina o per Palermo, acquistano con fatica materie prime, rilasciano assegni postdatati ai fornitori, resistono dentro capannoni gravati da ipoteche di tre gradi successivi.

Cambiano vorticosamente commercialisti perché il precedente ha sempre le colpe di scelte sbagliate, hanno qualche avvocato che si oppone alla pioggia di azioni di recupero, spostano la stessa fattura sulle poche banche ingenue che non hanno ancora bloccato i fidi per anticipo, ignorano i veri margini dei prodotti che vendono, aprono conti attivi su una banca per non farsi sequestrare gli incassi.
Resistono a un destino che è quasi sempre inevitabile.

Se ci sono 100 miliardi di sofferenze nel nostro sistema bancario, vi posso assicurare che le imprese-zombie sono molte e averne incontrato qualcuna facendo il mestiere che mi sono scelto è solo normale routine.
 Anche questa è l’Italia in preda a una lunga crisi industriale e finanziaria, non è esattamente l’Italia che trovate descritta sulle pagine del Sole 24 Ore che insiste nel celebrare i campioni del made in Italy, la forza dei distretti (negata pure dalle analisi di Banca d’Italia) invoca sgravi fiscali e annuncia riprese che non si sono ancora consolidate, trascurando una funzione educativa nella prevenzione e nella gestione della crisi d’impresa.

Non ci sono ambulanze e terapie per gli zombie, continueranno a vivere ancora per qualche anno prima di entrare nel lungo tunnel delle procedure fallimentari.
 Non hanno dimensione e soldi per potersi permettere prestigiosi studi legali e advisor finanziari impettiti che trattino la ristrutturazione del loro debito come accade per le grandi imprese.
 Sarà difficile che possano pagare le parcelle di un concordato con i loro stessi beni aziendali.

Troppo piccoli per il “sistema sanitario industriale”.

Quante di loro potevano essere salvate?

Erano tutti destinati ad una morte finanziaria che oggi viene accettata con la stessa rassegnazione con cui studiamo la catena alimentare e la selezione delle specie animali?

Molte se si rendevano conto della situazione.
 Di sicuro c’è la certezza che il sistema bancario non ha gli strumenti, i processi e l’attitudine per aiutarli.
 Passata una certa soglia l’impresa-zombie è una pratica da tribunali e nulla più.

SOSAzienda cosa propone?

Una sola cosa, RINASCERE TORNARE AD ESSERE VIVI cedendo una società ormai inutile che rischia di fallire da un momento all’altro, salvando ciò che più conta, VOI IMPRENDITORI.

Cedete la Vs impresa-zombie, compresi tutti i debiti e ripartite con una nuova evitando che un fallimento oppure un protesto improvvisamente trasformi anche Voi in imprenditori-zombie

CHIAMACI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

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Davide Koster




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