ristoranti di pesce

Quando ci si reca al ristorante per mangiare il pesce, spesso si è molto tranquilli rispetto a quanto ci viene servito, perché siamo convinti di affidare le “gioie” del nostro palato ai professionisti del settore che ci consigliano al meglio, probabilmente perché, “siamo di casa”, oppure perché il locale ci è stato consigliato, piuttosto che molto famoso e conosciuto.

In realtà sarebbe buona abitudine accertarsi sulla provenienza dei prodotti ittici, perché è proprio notizia recente che la mancanza di obbligo da parte dei ristoranti, di specificare il luogo di origine del pesce, troppo spesso, determina nei nostri piatti, alimenti che giungono dall’estero, “spacciati” per “nostrani”.

Infatti Impresapesca di Coldiretti ha redatto un rapporto utile all’utenza per erudirci sulle caratteristiche e la buona qualità del pescato che è possibile mangiare presso i ristoranti di pesce, oppure acquistare presso un rivenditore locale.

Coldiretti in relazione al pesce sostanzialmente ha appurato che dai mari del nostro paese giungono 180 milioni di chili di pescato, oltre ai circa 140 milioni che vengono allevati in acquacultura. Ne consegue che trattandosi di quantità enormi, vi sono nel sistema facili “falle” che inducono alcuni, ad esempio a proporre il pangasio del Mekong come cernia, piuttosto che la lenguata senegalese “spacciata” al posto della sogliola. Oltre al classico smeriglio venduto al posto del pesce spada, oppure il polpo del vietnam per nostrano ed ancora i gamberetti provenienti dalla Cina o dal vietnam, trattati con antibiotici ( vietati in Italia ) ed anche le vongole che giungono dalla turchia passate per quelle di casa nostra.

Il 40% delle segnalazioni di prodotti alimentari segnalate, il 40% riguarda il pesce con in testa la Spagna come paese di provenienza per numero di casi accertati di prodotti ittici che presentano all’interno tracce evidenti di metalli pesanti, seguita dalla Francia per la presenza di batteri nocivi ed al terzo posto l’Olanda.

Vi sono anche altri luoghi segnalati per importazioni di pesce contenenti sostanze intossicanti come la Tunisia, Taiwan e Namibia, oppure per passare ad altri continenti, dall’India si sono rilevati prodotti contenenti coloranti dei coloranti mai stati dichiarati, piuttosto che vero e propri prodotti ittici scaduti giunti dalla Nuova Zelanda.

Tutti questi prodotti del mare, giungono con più facilità presso le tavole dei ristoranti di pesce, mentre meno ricorrente presso le pescherie che sono maggiormente controllate, tuttavia è necessario che vi sia una garanzia superiore rispetto a quella attuale, per quanto riguarda questi alimenti, che possano essere di certa origine, soprattutto con esplicite indicazioni nei menù dei locali del settore ristorazione.

Controllare l’etichetta presente presso i banconi del pesce è fondamentale per accertarsi della provenienza, allora necessiterà sapere che le origini dei prodotti italiani sono quelle dello Ionio occidentale contrassegnato con l’area di pesca Gsa 19, l’Adriatico meridionale con 18, Adriatico settentrionale con 17, le coste Sud della Sicilia con 16, il mare di Sardegna con 11, del Tirreno centro sud e del Ligure, rispettivamente con 10 e 9.

Attenzione inoltre al pesce congelato, perché è obbligatoria l’indicazione della data di congelamento del prodotto ed eventualmente di scongelamento se effettuata.

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