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Quota 100: la legge Fornero va in pensione?

IN EVIDENZA / LAVORO / Top News / 6 febbraio 2019

Il 17 gennaio 2019 il Consiglio dei Ministri ha mandato in pensione la riforma Fornero e introdotto il nuovo sistema per il pensionamento anticipato denominato Quota 100 che coinvolgerà circa 300.000 lavoratori, che potranno decidere di uscire in anticipo dal mercato del lavoro, favorendo il ricambio generazionale.

Quota 100, finestre e scadenze utili per l’accesso alla pensione anticipata

Tra la nuova Quota 100 e L’Opzione Donna è in questi mesi una vera e propria corsa di dipendenti e lavoratori autonomi per uscire dal mondo del lavoro e in particolare richiedono il pensionamento anticipato tutti quei dipendenti pubblici che voglio approfittare dei 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Si tratta di coloro che hanno presentato domanda di collocamento a riposo alle amministrazioni pubbliche con almeno 6 mesi di anticipo dalla data di pensionamento prevista e sono già migliaia le richieste. Il meccanismo che spiega il funzionamento delle varie finestre è illustrato nel dettaglio dalla circolare 11/2019 dell’INPS e la data di cessazione del lavoro cambia a seconda del settore in cui si è impiegati e della tipologia di lavoratore.

Sembra dalle prime richieste presentate all’INPS, che i dipendenti pubblici abbiano una grande fretta di accedere a Quota 100, mentre le donne che preferiscono andare in pensione con Opzione Donna valutino con calma la decisione dato che devono passare da 12 a 18 mesi dalla maturazione dei requisiti alla decorrenza della domanda.

Analizziamo ora l’impatto di Quota 100 al Sud Italia, dato che su oltre 18mila di domande di pensionamento anticipato con il nuovo  sistema il 40% proviene dalle regioni di Sud Italia. Molte di questo sono inoltre domande che coinvolgono disoccupati, quindi è d’obbligo una riflessione sull’effettivo aumento di posti di lavoro per i giovani.

In particolare un quarto delle domande arriva da Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia e un terzo dai dipendenti pubblici.

Inserire in Quota 100 i periodi contributivi della Gestione Separata

Gli iscritti alla Gestione Separata possono far valere i periodi contributivi accumulati per accedere a Quota 100 e gli autonomi possono chiedere il computo di tali contributi se scelgono di andare in pensione con un calcolo interamente contributivo.

Il computo dei periodi riguarda il lasso di tempo prima del 1996 o a cavallo del 1996, dato che non è possibile un calcolo parziale e tale opzione è utilizzabile da chi è già pensionato e desidera aggiungere ulteriori contributi.

Come ricorda l’INPS, inoltre, non è possibile cumulare i redditi da lavoro fino alla pensione di vecchiaia se si sceglie di andare in pensione con Quota 100, eccetto i compensi per il lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro lordi annui. Se si supera tale importo la pensione è sospesa per l’anno in cui sono stati prodotti i redditi.

Da Quota 100 a Quota 41

Quota 41 il sistema finale di pensionamento

Da Quota 100 a Quota 41: come cambia la riforma delle pensioni dal 2022.

Il sistema di pensionamento Quota 100 sarà valido per tre anni da aprile 2019 a tutto il 2021, per lasciare poi spazio a Quota 41, una misura posticipata dal Governo per la carenza di fondi e che permetterà a tutti coloro che hanno accumulato 41 anni di contributi di accedere alla pensione anticipata senza calcoli relativi all’età anagrafica.

Al momento però potranno lasciare il mondo del lavoro nella primavera di quest’anno solo i dipendenti privati che hanno maturato entro il 31 dicembre 2018 i requisiti richiesti e saranno a riposo dal 1 aprile 2019. Chi avrà raggiunto i requisiti minimi a gennaio 2019 potrà invece andare in pensione dopo 3 mesi, mentre i dipendenti pubblici dovranno attendere luglio 2019 per uscire dal mondo del lavoro con Quota 100.

In pensione a 59 anni con 35 anni di contributi versati

Concludiamo questo approfondimento su Quota 100 segnalando la possibilità, accordata grazie a fondi di solidarietà bilaterali, di andare in pensione a 59 anni di età e con 35 di contributi con un sostegno al reddito ai dipendenti che decidono di smettere di lavorare fino a massimo 3 anni prima del raggiungimento dei requisiti previsti da Quota 100.

 

 

 

 

 

 


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