CAOS IN VENEZUELA

Continua il caos Venezuela su aiuti umanitari e la situazione resta molto critica nel paese. Ci sono stati diversi scontri tra il governo e l’opposizione in materia di aiuti umanitari e i camion giunti alla frontiera sono stati incendiati.

Diversi paesi stanno facendo molta pressione sul governo di Maduro, considerato da alcuni un vero e proprio tiranno. Juan Guaidò è il leader dell’opposizione, si è autoproclamato presidente ad interim del paese e la sua autorità è riconosciuta da vari paesi, perché è stato eletto dal popolo sulla base dei principi della democrazia. Nonostante questo, al momento la situazione resta critica e lo si può vedere con il caos Venezuela su aiuti umanitari: i camion alla frontiera sono stati bloccati e non è stato permesso loro di offrire alla popolazione del Venezuela il supporto per il quale erano stati mandati.

L’Unione Europea si è espressa dichiarando la sua contrariazione al comportamento di Maduro e dell’esercito nei confronti degli aiuti umanitari. E’ inaccettabile che i camion inviati a supporto della popolazione vengano bloccati ed incendiati, un comportamento che dovrebbe essere punito e contro il quale bisognerebbe mettere in atto una strategia diplomatica.

Maduro ritiene invece inaccettabile l’atteggiamento della Colombia ed infatti c’è stata una vera e propria rottura con questo paese. Maduro crede infatti che gli aiuti umanitari siano solo un tentativo di mascherare quello che lui definisce golpe imperialista, anche se gli stati internazionali non sono della sua stessa opinioni.

Da questo è scaturita la decisione del governo di chiudere le frontiere con la Colombia, il che ha portato a degli scontri tra le forze armate e la popolazione. Negli scontri si sono registrati numerosi feriti ed alcuni morti e questi stessi scontri hanno scosso l’opinione pubblica, che sta cercando di farsi un’idea più precisa di quanto sta accadendo in Venezuela.

Maduro è arrivato addirittura a definire Duque un diavolo, caratterizzato dall’odio per il popolo venezuelano. Questa definizione deriva dalla convinzione che Guaidò sia un nemico del paese e dal fatto che la Colombia sta dando rifugio proprio al presidente ad interim autoproclamato del Venezuela.

E’ una situazione molto delicata e nei prossimi giorni ci saranno dei vertici per capire le azioni diplomatiche da intraprendere. Particolare attenzione al ruolo che svolgerà l’America nella vicenda, con Washington che sostiene fortemente Guaidò e condanna il governo di Maduro, il quale si è invece dichiarato pronto per governare ancora molti anni ed ha invitato i suoi simpatizzanti ad unirsi all’esercito e a fare una rivoluzione nel caso in cui dovesse accadergli qualcosa.

La situazione è diventata ancora più delicata dopo la scelta di alcuni elementi delle guardie armate – per il momento sotto il comando del governo di Maduro – di togliere la divisa e di unirsi alla popolazione nella lotta contro il governo. Il gesto simbolico, ripreso da giornali e tv internazionali, è stato quello di bruciare la divisa, come segno emblematico di protesta e di cambio di fronte. Per il momento la guardia armata resta fedele al governo, ma non è detto che la situazione resti tale anche nei prossimi giorni.

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