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LA CHIAVE DEI TAROCCHI

ARTI / CURIOSITÀ / 13 maggio 2019

L’associazione di questi due sistemi, cabala e tarocchi, storicamente indipendenti, ma che si rappresentano uno nell’altro, è il cuore dell’esoterismo contemporaneo…

Non è semplice apportare qualcosa di nuovo negli studi sul simbolismo dei Tarocchi – argomento che ha visto scorrere oceani di parole ed infinite interpretazioni – senza rischiare di scivolare nella ripetizione banale di concetti già abbondantemente “masticati” dal lettore, anche non esperto in materia, o nelle risapute speculazioni sulla possibilità di “divinare” il futuro. L’intento che anima questo breve scritto è quello di offrire per quanto possibile, una visuale originale, meno scontata – e sicuramente poco ortodossa – sulle strette connessioni, elaborate nel mondo esoterico, tra il simbolismo dei Tarocchi e quello dell’Albero della Vita, cuore e centro di quell’ambito della mistica ebraica noto come Cabala (letteralmente “dono”, “tradizione”).

Il cammino dell’iniziazione

Sia i Tarocchi che l’Albero della Vita rappresentano innanzitutto il cammino dell’Iniziazione, resa in forma di immagini nel primo caso, e di numeri nel secondo. Ogni Arcano Maggiore, così come ogni Sefirah (letteralm. “cartomanzia professionale”) dell’Albero della Vita suggeriscono un aspetto del percorso di Realizzazione individuale. Essi esprimono, nascondendoli, tutti i processi spirituali, psico.logici, intellettivi, sottili e fisiologici che trasformano l’Uomo, avvicinandolo al.l’Assoluto. Il linguaggio che accomunale immagini dei Tarocchi ai concetti metafisici della Cabala è quello simbolico. Il termine “simbolo” (dal greco synbol.) indica il fatto di “mettere insieme”, o “lanciare insieme”, quindi è integrazione, co-incidenza, un’operazione di sintesi, di unificazione. Il linguaggio simbolico si associa al pensiero analogico ed è qualitativo, più che quantitativo.In base ad una qualità posso mettere confronto elementi di ogni genere. Ad esempio, a partire dall’immagine di una mezzaluna posso associare quella di una falce, del dorso di un pesce che salta dall’acqua o della gobba di un cammello. Diversi fenomeni, privi di una relazione causale o razionalmente comprensibile, possono essere raggruppati come varie combinazioni di elementi semplici, riducendo intere classi di fenomeni ad alcune formule fondamentali. Un sistema qualitativo si fonda su una buona capacità di interpretazione dei simboli, quindi sta al soggetto riuscire ad intuire relazioni tra i simboli. Uno dei segreti dell’interpretazione consiste nel riuscire ad intuire, scoprire o costruire relazioni tra termini che apparentemente non hanno relazione: “mettere insieme”, appunto, realtà distanti, conciliare l’in.conciliabile.

Storia

La nascita dei tarocchi nel Rinascimento, tra Milano e Ferrara, li rende un sistema divinatorio piuttosto nuovo, rispetto a sistemi molto più antichi come l’astrologia, la geomazia, la chiromaniza, ecc. La prima traccia dell’utilizzo dei tarocchi a fini divinatori sarebbe contenuta in un “carteggio massonico anonimo ritrovato a Bologna.. Un altro massone, il francese Antoine Court de Gébelin, senza alcuna base storica fece risalire i tarocchi all’Antico Egitto: il libro di Toth. Tesi sposata da Eteilla, il primo grande divulgatore dei tarocchi come sistema divinatori.o. Sarà un altro francese, Eliphas Levi, riprendendo il discorso di Court, ad associare il tarocchi all’alfabeto ebraico e conseguentemente all’Albero della vita. Con Papus e con l’Odine esoterico della Golden Daw, i tarocchi diventano un vero e proprio sistema iniziatico. Un sistema ripress da vari membri della GD, come Crowley e Paul Fosetr Case. Quest’ultimo strutturerà proprio sui tarocchi la sua scuola iniziatica, i Builders of The Adythum, considerandoli una vera e propria porta d’accesso al reame inconscio.

Gli Arcani Maggiori

Gli Arcani Maggiori invece, che sonoil vero cuore della simbologia dei Tarocchi, sono in totale 22, esattamente come il numero delle lettere che compongono l’alfabeto ebraico. Tra i primia portare alla luce una diretta relazionetra i 22 Arcani Maggiori e le 22 letterevi fu sicuramente Elifas Levi (AlfonseLouis Constant), considerato uno dei“padri” dell’occultismo contemporaneo. Ispirato dallo studio di un testocabalistico tradizionale, il Sepher Yetzirah(“Libro della Formazione”) – che raccontava la creazione da parte deldivino per mezzo delle diverse articolazioni fonetiche del Logos (che poidivennero le lettere dell’alfabeto) –Elifas Levi cercò di mettere in corrispondenza, il più sensatamente possibile, tali emanazioni divine con gliArcani Maggiori. A prescindere dallecorrispondenze, che possono anchevariare a seconda del genio personale(un esempio lampante fu la rivoluzioneoperata dall’occultista inglese AleisterCrowley, che gettò nuova luce sui Tarocchi nel suo formidabile “Libro di Thoth”), resta una grande intuizionedi fondo: la possibilità concreta dirappresentare in modo fluido interiprocessi iniziatici, ovvero trasformativi,dell’animo umano. La tradizione cabalistica vuole che le 22 lettere rappresentino le vie o sentieridi collegamento tra le varie Sefiroth,cioè tra i vari numeri. Come se la mente di Dio includesse ogni possibileoperazione numerica e fonetica, inun edificio che rappresenta l’interopensiero del divino. Che differenzaintercorre, nell’Albero della Vita, tra le Sefiroth e le Vie? Le Sefiroth sono “stati” o “condizioni”, le Vie sono “modi” o “mezzi” per raggiungeretali stati. Nella metafora dell’Albero della Vita come “palazzo”:Sefiroth = Stanze, luoghi di soggiornoVie = Corridoi, luoghi di passaggioLe Vie rappresentano dunque i processi, le dinamiche, i transiti per giungere alle stanze. Le stanze sono invece la sosta, la conquista di una certacondizione, stati di coscienza. In chiave mistica, le Vie sono le “Iniziazioni”, le prove, le crisi, le trasformazioni, mentre le Sefiroth sono i “Gradi”, i livelli a cui si attesta la coscienza, l’acquisizione di meriti o poteri particolari. Nell’abbinare le lettere agli ArcaniMaggiori si possono seguire diversimodelli di corrispondenza, perchénel regno dei simboli i contorni nonsono netti ed ogni cosa confluisce inun’altra, quindi si possono adottaremolteplici alternative a seconda del“sentire” personale o del punto diosservazione della complessità e profondità simbolica. Ho deciso di presentare qui la serie di corrispondenzeintuita dal genio inglese Aleister Crowley. Le categorie di “vero” e “falso”, o di “giusto” e “sbagliato”, non sonoapplicabili al regno dei simboli edelle corrispondenze, almeno non a priori e meno che mai in assoluto.Sebbene l’universo degli archetipisegua degli schemi validi collettivamente, le interpretazioni devono innanzitutto avere un senso per chi leutilizza. Per ciò che concerne la mia scelta, è una questione di “sintonia”con il modo in cui Crowley spiega lerivoluzionarie modifiche apportatealla sistemazione tradizionale delle corrispondenze simboliche, un argomento che il lettore può approfondirenel già menzionato “Libro di Thoth” di Aleister Crowley.











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